CENA EBRAICO-CRISTIANA PER COPPIE: 01 APRILE 2015

Presentazione

La riscoperta del Sēder e dell’Hāggadāh da parte dei cristiani è una cosa nuova: sappiamo come lungo la storia ci siano state grosse incomprensioni anche riguardo a questo momento festivo importante e per gli Ebrei e per i Cristiani.
Viene proposto qui di seguito il testo della cena pasquale ebraica per diversi motivi:
a) Per capire meglio quello che Gesù ha fatto nell’ultima cena: al tempo di Gesù l’Hāggadāh non era ancora in vigore, ma la struttura fondamentale della cena pasquale deve essere stata la stessa (si può vedere a questo riguardo nella Misna, il trattato, nel quale gli elementi caratteristici dell’ Hāggadāh sono già presenti). Originariamente l’Eucaristia è nata in ambiente ebraico, sorta all’interno di un incontro di preghiera, di lode, di gioia, di convivio: spesso non si intravede più tale origine e tale struttura dell’Eucaristia;
b) Per gustare la bellezza di un rito ricco di prospettive, di aneliti religiosi di alto valore; le preghiere sono spesso molto profonde, piene di aspettativa messianica, di salvezza non solo terrena;
c) Per realizzare sempre di più un vero ecumenismo: la stima vicendevole fra religioni diverse dovrebbe portare ad una comprensione sempre più profonda.. Questo nei riguardi di ogni religione, ma in particolare per la religione ebraica, per molti versi madre e matrice di quella cristiana.

L’ULTIMA CENA DI GESU’

Luca sottolinea il contesto pasquale dell’ultima cena: ci presenta Pietro e Giovanni che vanno in città, da un amico del “Maestro”, a preparare la Pasqua (Lc 22,7- 13) .La sala sarà addobbata con tappeti ( vv .12-13) e abbastanza grande per contenere il gruppo apostolico.
Arrivata l’ora, Gesù espresse il desiderio di mangiare la Pasqua con i suoi (vv.14-16). Quindi, benedetto il primo calice, lo passò ai commensali perché lo bevessero; pare che al lavabo, invece di far purificare le mani, Gesù volle lavare loro i piedi (cf Gv 13). Poi la prima parte della cena dovette proseguire secondo il solito rituale. Soltanto più avanti Giovanni nota che Giuda, ricevuto dalle mani di Gesù il pane azzimo intinto nella haroset, se ne partì “impossessato” ormai da Satana (13,27).
Partito il traditore. invece del rito della terza azzima, Gesù dovette consacrare il pane eucaristico. Dopo aver ringraziato il Padre, spezzò il pane, lo distribuì agli undici rimasti dicendo: «Questo è il mio corpo, che sarà dato per voi. Fate questo in mia memoria (anamnesis, azkarâ») (non più della sola Pasqua ebraica).
A questo punto i discepoli dovettero mangiare anche l’ agnello, simbolo di Cristo che si era loro donato e, «dopo la cena» (cf Lc 22,20 e 1- Cor 11,25 ), in un clima di ringraziamento, Gesù, preso il calice di benedizione” ( 1-Cor 11,16), lo consacrò dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che sarà effuso. Fate questo, ogni volta che lo berrete, in mia memoria (ananmesis, azkarah)».
Il quarto bicchiere non fu bevuto, ma, «cantato l’ inno», cioè la seconda parte dello hallel (Mt 26,30; Mc 14,26), tutti uscirono verso il Monte degli ulivi dove iniziò la Passione.

Buona celebrazione a tutti.

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