APPELLO AL SINODO 2015

Appello al Sinodo.
Per la bellezza del Matrimonio firma qui: http://synodappeal.org/

Il dibattito che ha preceduto il recente Sinodo straordinario sulla Famiglia e il suo svolgimento hanno dato poco spazio a noi laici, coppie sposate nel Signore che vivono in prima persona la fede e l’amore nel Matrimonio come chiamata alla santità. Il Concilio ha rimarcato con linguaggio nuovo che quella alla santità è vocazione universale che tocca tutti, singolarmente e comunitariamente. La comunità in primo luogo chiamata alla santità, in una forma originaria e originale, è la Famiglia che nel sacramento del Matrimonio trova il suo “principio” di creazione e redenzione. Riteniamo pertanto di grande valore poter dire, in virtù del Sacramento e della grazia di cui facciamo esperienza nel nostro stato di vita, quanto il Signore, in comunione dottrinale e spirituale con tutta la Chiesa, ci concede di conoscere e vivere. Chiediamo di unirsi a noi e di sottoscrivere questo nostro appello anche a tutti coloro che, in diversi stati di vita o in situazioni coniugali segnate da sofferenze e difficoltà, hanno profondamente a cuore e credono nella Bellezza del Matrimonio in Cristo.

Dalla profonda convinzione della nostra fede maturata nel seno della vita e dell’insegnamento della Chiesa, rivolgiamo questo nostro

Appello ai Padri sinodali

perché:

Con le loro risoluzioni confermino la dottrina certa e immutabile dell’indissolubilità del Matrimonio cristiano, annunciandone tutta la Bellezza, e nella doverosa ricerca di nuove forme pastorali più rispondenti alle esigenze del nostro tempo – con particolare attenzione alla cura delle famiglie ferite – non tralascino la coerenza dottrinale con cui garantire il bene dell’indissolubilità secondo lo stesso senso e la stessa portata che gli sono attribuiti dal deposito della fede.
Con la celebrazione del Sacramento, con cui s’impegnano a portare a compimento la propria vocazione alla santità, sia riconosciuta agli sposi una reale consacrazione, ch’essi ricevono dalla stessa grazia sacramentale. In forza di questa consacrazione sacramentale oggettiva si accolga in forme concrete la realtà di un ordo ecclesiale proprio delle coppie cristiane, come già nei primi secoli costitutivo della struttura della Chiesa e con gli altri ordines polo di comunione per una crescita dell’unità nella fede, sotto lo sguardo del Vescovo. Quale primo significativo segno di questa presenza si inserisca nei testi liturgici un “comune degli sposi” che consenta di far più consapevole e partecipe memoria dei santi sposati.
Nel riconoscimento dell’ordo, la pratica pastorale della famiglia consideri gli sposi cristiani soggetti attivi e responsabili, sullo stesso piano e in feconda complementarietà e collaborazione – ciascuno per quanto gli è proprio – con tutti gli altri soggetti. Quale concreta applicazione della missione che la famiglia ha ricevuto in dono, a livello di Diocesi/Parrocchia si costituiscano gruppi di lavoro realmente operativi, con il prevalente concorso di sposi, il cui compito sia di formare persone adatte alla preparazione remota, prossima e immediata delle coppie al sacramento del Matrimonio e al loro assiduo accompagnamento nella vita coniugale e familiare.
Fondamento Teologico e motivazioni

«Sposarsi nel Signore», vocazione alla santità

Il Matrimonio cristiano è una «vocazione a due», è la chiamata dei due
a «divenire una sola carne», ad essere sacramento dell’Alleanza di Dio con l’umanità.
Questo sacramento è un dono oggettivo dello Spirito Santo
fatto agli sposi per sigillare la loro mutua donazione.
In tal modo si può parlare di una vera consacrazione nuziale, consacrazione oggettiva
che costituisce il fondamento di una santità specifica delle persone sposate.

Il Matrimonio in Cristo è per due battezzati un dono specifico che è fondamento del loro stato di vita e quindi della loro chiamata alla santità, vocazione a mantenere e perfezionare, vivendola secondo la loro propria via, la santità ricevuta nel Battesimo, contribuendo così alla santità di tutta la Chiesa.
Una prima questione è allora: come la Chiesa guarda al Matrimonio, ben aldilà di un’onesta realtà umana da benedire, aiutare, mantenere quanto possibile entro la legge di Dio, per il bene della società?
Il Matrimonio in Cristo significa anzitutto l’inserimento, mediante un legame irreversibile d’appartenenza saldato dallo Spirito Santo, nel mistero di Alleanza che lega soprannaturalmente e indissolubilmente Cristo alla Chiesa e la Chiesa a Cristo. È questa la realtà profonda del sacramento del Matrimonio che dona agli sposi un nuovo modo di essere nella Chiesa, ponendoli in un particolare stato di vita all’interno del Popolo di Dio. Nell’essere personale di ciascuno di loro il Battesimo ha già segnato una radicale appartenenza a Cristo sigillata in modo indelebile dallo Spirito Santo, completata e perfezionata poi dalla Confermazione. Per ciascuno di loro Battesimo e Confermazione sono consacrazioni sacramentali oggettive in senso forte.
Il Matrimonio segna un’ulteriore specificazione della radicale appartenenza a Cristo, un’unione indissolubile di natura sacramentale, questa volta a due, ed è allora anch’esso consacrazione sacramentale oggettiva in senso forte. In questa prospettiva, al vincolo matrimoniale cristiano dovrebbe essere riconosciuto lo status di vera consacrazione oggettiva, sia pure con modulazioni diverse rispetto a quella propria dei sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell’Ordine, che imprimono un carattere, o a quella dei vergini, che non è sacramentale oggettiva ma risposta soggettiva d’amore fecondo a Cristo, Sposo escatologico della Chiesa

Il dono dell’indissolubilità

L’indissolubilità del matrimonio cristiano è una verità della fede e, prima di essere «compito» affidato agli sposi, è «dono» che il Signore fa alla coppia per renderla testimone del suo Amore misericordioso che mai può venir meno verso ogni uomo, vicino o lontano, «sano o malato».

Ci poniamo dunque la questione dell’indissolubilità, che è essenziale al Matrimonio cristiano e da intendersi, secondo la Tradizione che ha arricchito la Chiesa di una comprensione sempre più profonda del “mistero grande” di cui parla san Paolo, “in riferimento a Cristo e alla Chiesa” (Ef 5,32), non alla fragilità umana o alle pressioni ideologiche e mediatiche che in questo tempo avvertiamo particolarmente forti e insistenti. Mt 19,3-12 è stato per la Chiesa, e in essa per le nostre famiglie, di fondamentale importanza per comprendere e vivere le esigenze evangeliche contenute nel sacramento del Matrimonio. Proprio perché siamo stati sempre convinti che il nostro matrimonio è nato da una chiamata di Dio cui abbiamo aderito con il nostro consenso libero e consapevole, abbiamo avvertito le parole del Signore: «Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto», come un punto di forza, una base sicura cui riferirci nei momenti di prova e di sofferenza. Crediamo fermamente che quella di Cristo in Mt 19 sia una parola veramente performativa, che realmente guarisce la durezza del cuore. Non è un semplice ideale astratto che si possa adattare piegandolo alle diverse situazioni concrete ma la parola stessa di Cristo che trasforma i cuori con la grazia del Sacramento e li rende capaci d’amare come Cristo stesso ha amato, cosa che passa sovente attraverso la Croce, il perdono, il sacrificio . A questo proposito risuona la parola del Concilio: “Questa intima unione, in quanto mutua donazione di due persone, come pure il bene dei figli, esigono la piena fedeltà dei coniugi e ne reclamano l’indissolubile unità” . Come Gesù, anche la Chiesa ci insegna il “principio”, ci riconduce alla verità del Matrimonio e della Famiglia secondo il progetto originario di Dio. Per noi questa parola della Chiesa è fonte d’ispirazione, luce con cui illuminare le diverse e molteplici situazioni di vita familiare e sociale, è certezza di fede e orientamento sicuro in un contesto confuso e perciò sempre esposto a manipolazione . In particolare, per noi è importante sapere che non solo il Matrimonio è opera di Dio ma che, nonostante i tanti fallimenti matrimoniali, anche l’indissolubilità è sua chiara volontà, che Egli l’ha sottratta all’“arbitrio dell’uomo” e che la Chiesa la ritiene con l’assoluta certezza della fede . Per noi e per le tante famiglie che incontriamo e alle quali portiamo il “vino buono” che il Signore ha donato al Matrimonio (cfr. Gv 2,1-11) la parola chiara del Concilio dona gioia e forza nel vivere e annunciare il Vangelo della famiglia. Guardiamo con occhi amorevoli le tante famiglie ferite dalla separazione e dal divorzio e desideriamo che tutti nella Chiesa abbiano la sensibilità di chinarsi su di esse e di versarvi l’olio di guarigione (cfr. Lc 10,34). Proprio la Grazia riversata nei nostri cuori e nel cuore di tutta la Chiesa dal sacramento del Matrimonio ci ricorda che le ferite sono ferite, sono cioè da curare con una vera accoglienza: quando c’è un ascolto empatico e un reale inserimento nella comunità, anche queste situazioni possono essere vissute con la fiducia nell’amore di Dio e portare frutti di conversione.

La comunione e l’unità degli sposi

Per la grazia del sacramento delle nozze gli sposi cristiani costituiscono un «ordine», una «unità» che il Signore dona alla Chiesa perché, in comunione con il Vescovo e il suo presbiterio, edifichino in armonia il Corpo della Sposa.

Se gli sposi cristiani sono consacrati, anch’essi costituiscono un “ordine” nella Chiesa. La realtà e, di conseguenza, la valenza positiva di quest’ordo coniugatorum sono state largamente riconosciute per quasi l’intero primo millennio e poi, per il sovrapporsi di diverse sensibilità culturali ed ecclesiali, pressoché dimenticate. “Ordine” significa una specifica vocazione soprannaturale, un dono da parte dello Spirito per l’edificazione di tutto il Corpo Mistico. Nell’atto sacramentale del Matrimonio c’è un dono oggettivo che costituisce i due sposi come realtà ecclesiale ed esige ad un tempo una loro risposta. È dunque proprio questo dono oggettivo il fondamento dell’ordo. Ai nostri giorni il termine fa di nuovo la sua comparsa nel Magistero della Chiesa ma ciò non sembra aver conseguito sinora effetti degni di nota sul piano di un’ecclesiologia di comunione tra i diversi ordines . Riteniamo che occorra ai fini pastorali un effettivo recupero del Matrimonio come ordo, a costituire con gli altri un insieme organico differenziato, unificato e vivificato dallo Spirito Santo. Ciascuno ricopre un proprio ruolo e tutti operano in sinergia, in uno scambio vitale a servizio del Popolo di Dio, sotto lo sguardo del Vescovo. Di più, tale recupero costituirebbe una grande risorsa all’interno della nostra società individualista, che tende a concepire e a vivere il matrimonio nella sfera esclusiva del privato, restituendogli invece dimensione sociale e aprendo gli sposi a un coinvolgente e fecondo senso ecclesiale. Ancora una breve riflessione: se il Matrimonio è un ordo accanto agli altri, perché non aggiungere nella Liturgia, sia per la Santa Messa sia per l’Ufficio Divino, un “Comune degli Sposi”? Ne esistono già – dopo Apostoli e Martiri – per i Pastori e le Vergini, per poi passare ai Santi e alle Sante in modo generico, senza neppure un’orazione conclusiva dedicata agli sposati. Un “Comune” specifico permetterebbe alla Chiesa di rendere più consapevole e partecipe la lode al Signore per aver donato al mondo tante sante coppie di sposi, comprese quelle rimaste nascoste nell’anonimato o di cui pochi soltanto conoscono il nome, che fanno anch’esse Santa la Chiesa.

Identità e missione della famiglia cristiana

L’identità degli sposi nella famiglia, Chiesa domestica, e loro missione specifica ed originale, è di custodire, rivelare e comunicare l’Amore infinito che unisce Dio all’umanità e Cristo alla Chiesa, nel proprio ambiente di vita, in comunione con il sacramento dell’Ordine.

Ulteriore questione è allora quella del ruolo degli sposi cristiani nella vita della Chiesa. È qui alquanto evidente come un’insufficiente percezione del loro specifico sacramentale e dei doni che vi sono connessi possa costituire una seria difficoltà anche a comprendere cosa essi siano chiamati a fare, prima e più di altri soggetti.

Nell’aiuto reciproco per raggiungere la santità e nell’accoglienza e nell’educazione dei figli, il Concilio indica la condizione ecclesiologica degli sposi cristiani, di essere cioè una Chiesa domestica. Ad essi va pertanto riconosciuta, oltre la missione generale della Chiesa nel mondo, una missione propria, il proprio dono.

Quale il contenuto del dono, la missione? Viene indicata una missione specifica, ma l’assunzione nel mistero sponsale di Cristo di una realtà di creazione quale è il matrimonio naturale significa certamente la sua promozione aldilà del puro orizzonte umano. Oltre il perfezionamento che la carità coniugale apporta all’amore umano in tutte le sue dimensioni, l’assunzione del matrimonio in Cristo significa soprattutto che l’amore umano è messo al servizio di un amore più grande: l’Amore di Dio per l’umanità in Cristo, che è il Soggetto ultimo del dono dei coniugi.

La missione che la famiglia ha ricevuto in dono non si limita dunque all’intimo della Chiesa domestica, ma proprio in quanto Chiesa la famiglia si apre al mondo per testimoniare, cioè – con parole di san Giovanni Paolo II – custodire, rivelare e comunicare ciò che essa possiede di ontologicamente suo proprio e ne forma la costitutiva Bellezza: l’Amore, amore non generico ma Amore di Dio per l’umanità e di Cristo Sposo per la Chiesa Sposa.

L’esercizio del proprio dono in mezzo al popolo di Dio fa degli sposi e della famiglia soggetti attivi e responsabili nella pastorale. Una molteplicità di compiti in ambito educativo, nella testimonianza nei luoghi di lavoro, nelle opere di carità, nella gestione delle risorse economiche della Chiesa, persino nella formazione dei consacrati e dei ministri ordinati. Tutte direzioni nelle quali esplorare per cambiare molte situazioni correnti di mero subordine, trasformandole in feconda cooperazione con il clero, senza pregiudizio della gerarchia apostolica voluta da Cristo.

Avvertiamo in proposito l’urgenza che, nel contesto della complementarietà tra i carismi fondamentali della verginità e del matrimonio, si promuova l’approfondimento teologico e pastorale del rapporto tra i due sacramenti dell’Ordine e del Matrimonio, posti l’uno accanto all’altro con la missione di portare la salvezza al mondo.

Preparazione, discernimento e accompagnamento alle nozze

È questo il «tempo favorevole» per elaborare e offrire nuove proposte pastorali per vivere in pienezza il tempo del fidanzamento in preparazione al matrimonio cristiano, per offrire un valido discernimento nell’accesso al sacramento delle nozze, per comprendere e gioire nella sua celebrazione, vera effusione dello Spirito, per accompagnare efficacemente gli sposi nel cammino della vita quotidiana.

Viene da ultimo, quale conseguenza di tutto, la questione della preparazione – remota, prossima e immediata – a questo Matrimonio, rispetto alla quale la prassi pastorale risulta frequentemente in forte ritardo, se non nell’ignoranza o nella rassegnata rinuncia, rispetto alle sollecitazioni del Magistero pontificio e delle direttive delle Conferenze Episcopali, incapace anche di assumere in modo più sistematico valide esperienze pur nate a livello di singole Chiese locali, associazioni e movimenti. Nello stesso contesto si colloca la problematica – certamente molto delicata – dell’ammissione alla celebrazione del Sacramento, superando l’attuale prassi incentrata sull’“ammissione scontata al matrimonio” e supportata dalla falsa convinzione che esista il diritto alla cerimonia nuziale . Non si può negare come fino ad oggi sia stata tenuta in gran conto l’esigenza di “non spegnere il lucignolo fumigante”, mentre poco conto si è fatto di quanto possa impoverire e indurre in errore gli stessi nubendi – ma anche il popolo di Dio, fin forse allo scandalo – ammettere al Sacramento, con grave rischio futuro, esperienze di coppia che né provengono da, né appaiono seriamente orientate verso una sincera e concreta ricerca della rettitudine, della fedeltà e della comunione con Cristo.

Famiglia ed evangelizzazione

Il ruolo insostituibile della famiglia nell’evangelizzazione, le sue risorse e capacità nel contesto delle grandi sfide antropologiche e culturali del mondo odierno, il suo vivere ed essere già operante, «incarnata» nelle periferie dell’umanità.

La nuova evangelizzazione così urgente ai nostri giorni deve avere al cuore il Vangelo del Matrimonio e della Famiglia perché il recupero del loro significato e della loro importanza per la Chiesa e per l’intera società aiuti a ricomporre il circolo virtuoso di trasmissione di valori umani e cristiani capace di opporsi all’ondata di secolarizzazione che – attaccando in primo luogo la comunione coniugale e la vita familiare – rischia di travolgere l’umanità, cancellando l’immagine di Dio nell’uomo. In altre epoche della storia, le grandi sfide dell’evangelizzazione sono state affrontate dai monaci, dai grandi ordini religiosi, dai movimenti e dalle comunità apostoliche. Ai nostri giorni, le più grandi sfide sono antropologiche e culturali e devono essere affrontate in particolare dai laici in tutti i campi dell’attività umana. I laici e le loro famiglie sono presenti ovunque, in tutte le “periferie esistenziali”, secondo l’espressione cara a Papa Francesco . Veramente allora ciò che salva la Chiesa al tempo presente è la gloria delle famiglie sante: “Il futuro della Chiesa e della sua presenza salvifica nel mondo passano in maniera singolare attraverso la famiglia, nata e sostenuta dal matrimonio cristiano” . I matrimoni santi non sono da riguardarsi come eccezioni ma come un bene necessario alla Chiesa!

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